Il male fa male

ROMANI 8:35
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?”

Il male fa male. Prima di tutto a chi lo compie consapevolmente o inconsciamente, poi a chi lo subisce sia colpevolmente che innocentemente ed infine a tutti coloro che l’osservano con interesse o indifferenza. Il male fa male a tutti e sempre! Il male nelle sue tante e diverse manifestazioni – spirituali, morali, fisiche, materiali – è una realtà innegabile, estesa, tangibile e tuttavia non sappiamo nulla su di esso. Non ne conosciamo con assoluta precisione l’origine, la causa, la natura; sappiamo solo che è usato dal diavolo ma sempre sotto la sovranità di Dio.
L’elenco del nostro testo comprende sette espressioni del male, ma non è esaustivo, è solo indicativo. Nelle “tribolazioni” vediamo le normali pressioni della vita, le avversità che colpiscono e coinvolgono tutti; nelle “persecuzioni” le avversità contro la fede cristiana; nella “fame e nudità” le privazioni della vita, la povertà e la miseria; nei tanti e diversi “pericoli” gli imprevisti a cui siamo esposti e nella “spada” il simbolo di ogni violenza.
Ho tralasciato “l’angoscia”, che l’apostolo pone al secondo posto. Non è qualcosa che colpisce tutti, ma chi ne viene toccato lo è nel più profondo del suo essere, nell’aspetto più intimo della sua vita.
Il termine “angoscia” deriva da “angustia” che significa “strettezza” e indica uno stato tormentato di ansietà e di sofferenza intensa che affligge una persona per una situazione reale o immaginaria.
Nell’uso corrente denota uno stato molto più grave della semplice ansia, in quanto accompagnato da dubbi, paure, che fanno avvertire una specie di ristrettezza che impedisce di vedere soluzioni, aperture, prospettive conducendo così ad una afflizione e sofferenza interiore profonda.
Comprendiamo con facilità il male che ci può venire dalle altre sei espressioni di difficoltà e opposizione, ma nell’angoscia vediamo uno stato d’animo che ci sembra colpevole, che non riusciamo a combattere, che ci supera e non ci lascia scampo e che sembra non avere alcun senso in un discorso di fede. Pertanto la sofferenza aumenta perché si sembra un tradimento alla fede dichiarata nella grazia e nell’amore del Signore Gesù. Eppure l’apostolo ne parla e la pone all’inizio del suo elenco, come qualcosa che può avvenire e che priva chi ne è colpito di ogni resistenza e capacità di risollevarsi.
Nelle Scritture Sante le parole hanno il loro preciso significato e il loro giusto posto. Come siamo chiamati a non essere superficiali, siamo altresì chiamati a non spostare i termini dalla loro posizione. Dopo aver citato genericamente le tribolazioni di cui tutti gli uomini sono eredi, Paolo inizia a parlare dei credenti partendo dalla loro realtà più intima e nascosta perché anche quella è oggetto degli attacchi del maligno.
Inizia dalla depressione perché con questo male vengono annientate le nostre difese e non si è più in grado di affrontare le altre lotte. L’angoscia è come un vortice che trae verso il basso facendo perdere ogni sostegno della ragione, della logica, del buon senso. Si precipita senza forza di reazione, di volontà e di speranza, perdendo certezze, convinzioni, conoscenze radicate e sperimentate.
Di fronte a tale realtà, che ha colpito grandi uomini di Dio come Mosè, Elia, Spurgeon, il Signore ci ricorda semplicemente grandi verità che, essendo “voce divina”, possono veramente esserci d’aiuto:
“Se Dio è per noi chi sarà contro noi?”;
“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà anche tutte le cose con Lui?”;
“Chi accuserà gli eletti di Dio?”
E infine: “Chi ci separerà dall’amore dì Cristo?” (Romani 8:31-35).
Vorrei notare una cosa importante: non è in causa il nostro amore per il Signore, ma l’amore di Gesù per noi! (1 Giovanni 4:10).
L’angoscia, la depressione, è un attacco profondo che il diavolo rivolge al nostro cuore, alla nostra ragione e alla nostra fede. Dio lo permette e noi dobbiamo chiederci se tanti uomini di Dio sarebbero stati gli stessi senza aver subito una simile esperienza, che priva l’essere di superficialità e di orgoglio, costringendolo ad una approfondita analisi di se stesso. La solitudine da Dio rende umili ed obiettivi nella scelta dei veri valori. Dio ci prova nel “crogiuolo dell’afflizione” (Isaia 48:10) senza perderci di vista e senza abbandonarci (Salmo 91:14-16).
La normale difesa a tale attacco è la meditazione costante della Parola di Dio, la preghiera appassionata e devota per la ricerca della divina Presenza, l’umile domanda della comunione fraterna accompagnata dall’intercessione, il proseguimento del servizio dedicato al bene degli altri, distogliendo lo sguardo da noi per rivolgerlo ad altri bisogni e bisognosi.
Così la fede sarà esercitata, si manterrà allenata, anche se nel tempo dell’angoscia non produrrà gioia, soddisfazione e non si avvertirà la felice presenza dello Spirito Santo. La vittoria sarà certa e l’atteso intervento divino risulterà alla gloria di Colui che ama e ci ha amati, rendendoci per la sua grazia “più che vincitori!” (Romani 8:37) anche in tale orribile situazione.

Carlo Bertinelli
Maggio 2011

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