L’amore di Dio in una Pandemia

Dr. Peter Masters

Questi sono giorni di grande rilevanza, in cui ci troviamo nel mezzo di una “disciplina” o avvertimento mondiale da parte di Dio, che ci chiama a riconoscerlo e cercarlo. Sebbene ci ritraiamo da tale pensiero, questa è la ragione di tutte le catastrofi inattese, sia che si tratti di epidemie, alluvioni o incendi di vasta portata. La Bibbia dice, infatti, che questi eventi avverranno più spesso negli “ultimi giorni”, quando l’ateismo abbonderà e le persone generalmente non penseranno al Creatore e non lo pregheranno.

Un avvertimento di Dio non è come il giudizio finale, perché è un’ espressione dell’amore di Dio che esorta le persone a rivolgersi a Lui, mentre il giudizio finale chiuderà definitivamente la porta della misericordia per coloro che gli voltano le spalle. E’ vero che un avvertimento non è permanente e in ultima analisi Dio ha anche dato all’umanità la capacità di controllarlo, ma una catastrofe inviata come avvertimento ci richiama all’ordine e ci umilia, ricordandoci che siamo solo esseri umani nelle mani di Dio e che siamo tenuti a rendergli conto.

Il Coronavirus ci ha certamente scosso più di ogni altra catastrofe verificatasi negli ultimi tempi. L’approccio relativamente moderato della nostra élite scientifica nel Regno Unito ha presto lasciato il posto a misure radicali quando il virus è sfuggito ad ogni pronostico. L’allarme ha scosso la potente Cina e ha sbalordito il severo regime Iraniano. L’Europa si è presto affrettata a chiudere le frontiere e gli onnipotenti Stati Uniti sono stati costretti a piegarsi come chiunque altra nazione.

Mentre la pandemia procede, aspetti significativi si fanno più evidenti. Sono gli anziani, come l’autore di questo testo, che sono più a rischio: coloro che hanno avuto una vita di opportunità per onorare il loro Creatore e forse lo hanno rifiutato. Il virus sembra dire alle persone più giovani: “avete ancora qualche opportunità, non sdegnate la pazienza del Signore”. Ricordate che se Dio è amore Egli è anche santo e giusto.

Questo potrebbe non essere l’ultimo avvertimento o disciplina, sebbene la sua piena “indignazione” non sia ancora stata rivelata. I cristiani stanno pregando per ottenere sollievo e guarigione da queste sofferenze e stiamo assistendo a molti atti di bontà tra le persone. Tuttavia riteniamo sia vitale prestare attenzione al messaggio e al significato di questa pandemia. Il suo scopo è invitarci a ottenere il perdono e la riconciliazione con Dio, venendo al Salvatore, Gesù Cristo nostro Signore, che ci ha aperto una via di salvezza soffrendo e morendo per i peccatori sulla croce del Calvario. Confidare in Lui, pentirsi dei nostri peccati e donare a Lui la nostra vita , significa ricevere da Dio una vita nuova ed eterna.

Articolo originale sul sito Metropolitan Tabernacle / Londra.

Articoli

LA FAMIGLIA MARCO 3:35

“Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello,sorella e madre”

Senza alcun dubbio la famiglia è una istituzione divina. Creando l’uomo maschio e femmina e dando loro la facoltà di procreare, il Signore ha prodotto quella realtà che costituisce il nucleo centrale della società.
Non dobbiamo però dimenticare che il peccato ha rovinato anche tale creazione di Dio, nei suoi rapporti più intimi che dovrebbero essere i più solidi. Possiamo facilmente osservare come Adamo si sia scagliato contro Eva nel vano tentativo di giustificarsi(Genesi 3:12). Di conseguenza non possiamo esaltare, sublimare la famiglia come se questa fosse immune dal peccato. La famiglia non può essere considerata,
come avviene in determinati ambienti evangelici, il simbolo, il segno distintivo del cristianesimo. Esistono famiglie felici fuori dal cristianesimo e famiglie travagliate al loro interno nell’ambito cristiano.
Nell’ordinamento sociale dell’Antico Testamento la famiglia naturale era molto importante; ogni famiglia faceva parte del “clan” o gruppo di famiglie e i diversi clan formavano la tribù. Ogni capo famiglia era membro del consiglio del clan e la sua influenza dipendeva dal numero di coloro che partecipavano alla sua casa. Esistevano regole precise perla vita familiare, i diversi ruoli erano chiaramente definiti e lo scopo
principale consisteva nella procreazione dei figli, che erano visti come un rimedio contro la morte, un mezzo per sopravvivere in loro, in quanto non si credeva nell’immortalità naturale dell’anima. A tal fine veniva tollerata la poligamia, che sembra si sia estinta definitivamente dopo l’esilio.
L’avvento del Signore Gesù Cristo ha mandato in frantumi il quadro della famiglia naturale veterotestamentaria. Questo non ha comportato un’atomizzazione della società e la famiglia naturale continua ad esistere con le sue responsabilità, luci ed ombre, gioie e dolori, ma alla famiglia naturale si è sovrapposta la famiglia soprannaturale cioè la Chiesa. Alla “famiglia della creazione” è subentrata la “famiglia della redenzione”.
Gesù è venuto a dividere i legami familiari(Matteo 10:34-37). Qualsiasi ragione familiare è sottoposta alla chiamata divina (Matteo 8:21-22), la famiglia naturale con i suoi vincoli di sangue ha cessato di essere
determinante (Matteo 10:21-22) e il Signore con la sua opera esige la priorità assoluta (Luca 14:26; Marco 10:28-30).
Anni fa partecipai ad un Convegno cristiano in cui si sosteneva che un fratello non poteva accogliere la chiamata ad un incarico o ad un servizio, pur essendone predisposto e capace, se non vi era il consenso della moglie. Certamente l’accordo in famiglia è importante e va ricercato, ma vi immaginate l’apostolo Pietro che
alla chiamata di Gesù si riservi di avere il consenso della moglie? (Matteo 4:18-20).
Il superamento della famiglia naturale per quella spirituale è chiaramente affermato e confermato dal nostro
breve testo. Il Signore Gesù stesso conobbe difficoltà familiari, ma ciò non significa che ogni cristiano le debba conoscere. E’ chiaro che non vanno suscitate con atteggiamenti irresponsabili(Romani 12: 18)ma se esistono vanno sopportate con pazienza. Gesù ha conosciuto l’ironia dei suoi fratelli (Giovanni 7:2-4) e la loro
incredulità (Giovanni 7:5), ha conosciuto il giudizio negativo ed offensivo dei suoi parenti(“E’ fuori di sé” -Marco 3:21) e il disprezzo della sua famiglia (Marco 6:4).
Sappiamo che dopo la sua morte e resurrezione le cose cambiarono totalmente e la sua famiglia si integrò nella nascente comunità cristiana (Atti 1:14), ma fino a quel momento Gesù ebbe a sostenere, oltre a tutte le altre difficoltà che i Vangeli descrivono, anche l’opposizione dei suoi familiari. Egli tuttavia trovò nei
suoi pochi seguaci una nuova famiglia. Per noi tale fatto sta a dimostrare che la famiglia spirituale, anche se in tanti casi è carente, mancante, difettosa e imperfetta, è superiore a quella naturale. Si tratta di una superiorità qualitativa in quanto la Chiesa ha carattere eterno, continuativo; si tratta di una superiorità di priorità in quanto la famiglia di Dio si fonda nella volontà di Dio (Efesini 2:19); ed infine si tratta di una superiorità coinoniale in quanto i suoi membri sono uniti non dal sangue ma dallo Spirito Santo.
Tuttavia la famiglia naturale non è stata soppressa o vilipesa: Gesù l’ha tenuta in considerazione benedicendo le nozze di Cana e risuscitando, guarendo, liberando molte persone per intercessione dei loro familiari. Pertanto all’interno della famiglia di Dio c’è spazio per le famiglie umane.
Siamo chiamati a vegliare, a tutelare, a curare la Chiesa come le nostre famiglie umane e ancora di più, facendo attenzione che la nostra cura della famiglia naturale non provochi mai danno alla nostra famiglia soprannaturale.
Carlo B.
Settembre 2009

Di Carlo Bertinelli Chiesa Evangelica Bologna

CRISTO CROCIFISSO: CHI E’?

Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, pazzia per i pagani, ma per i chiamati, giudei o greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Corinzi 1: 23-24)

– “Lo crocifissero!” (Giovanni 19:18) – Con tale breve frase del Vangelo viene presentata sobriamente e sinteticamente l’ora decisiva della vita di Gesù di Nazaret e anche della storia dell’umanità.

Viene spontaneo chiedersi: chi era veramente Gesù di Nazaret? E a questa prima fondamentale domanda ne faremo seguire altre. Tale domanda non può essere soddisfatta da risposte superficiali. Molti lo ritengono un semplice e comune uomo, altri un uomo buono che ha insegnato e compiuto del bene, per altri è stato un libero pensatore che ha coraggiosamente sostenuto le sue posizioni anticonfessionali e antidogmatiche. Oppure è ritenuto un eccelso moralista, il fondatore di una nuova religione come Confucio, Budda o Maometto e per qualcuno è stato il primo socialista. Comunque sia, un uomo scomodo per la società di ogni tempo, come dimostra il fatto che fu rifiutato e crocifisso.

Nel tempo si è molto discusso sulla storicità della Persona di Gesù e grandi cervelli si sono scomodati per definire la realtà o il mito della sua vita. In modo particolare dopo il 17° e 18° secolo apparvero le scuole del Protestantesimo Liberale con la “critica superiore” alle Scritture, dell’Escatologismo che riduce la predicazione di Gesù all’attesa della fine, e del Comparativismo storico-religioso che confronta i dati storici con le affermazioni bibliche. I principali dati della vita di Gesù su cui ci si confronta sono l’anno della sua nascita, le due diverse genealogie di Matteo e Luca ed alcune differenze che si trovano nei racconti evangelici. Si tratta di dati spiegabili, non sufficienti per dubitare della storicità di Gesù Cristo. Basti considerare che dalla sua nascita si è iniziato a contare il tempo: prima o dopo Cristo.

Le pretese di Gesù circa la sua persona varcano ampiamente i confini dell’umano. Egli ha affermato di essere senza peccato ed ha sostenuto la sua perfezione morale sfidando i suoi interlocutori a dimostrare il contrario (Giovanni 8:46). Ha dichiarato di essere la luce del mondo ed ha dimostrato la sua affermazione ridando la vista ad un cieco dalla nascita (Giovanni 9:5-7). Ha detto di essere il pane della vita e lo ha dimostrato moltiplicando cinque pani e due pesci e nutrendo così una folla di cinquemila uomini oltre alle donne e ai bambini (Giovanni 6:48; Matteo 14:15-21). Ha sostenuto di essere la resurrezione e la vita ed ha chiamato Lazzaro fuori dalla tomba dove era rinchiuso già da quattro giorni (Giovanni 11:25-44). Ha anche proclamato di essere la verità e la vita (Giovanni 14:6) e ha manifestato di esserlo attraverso la sua resurrezione. Infine ha confermato di essere Dio, uno con il Padre in cielo (Giovanni 10:30). Così come il Padre celeste accompagna le sue dichiarazioni d’amore con fatti concreti (Giovanni 3:16), ugualmente il Figlio ha fatto seguire le sue affermazioni da atti concreti.

Il Signore Gesù Cristo ha affermato e dimostrato di esser Dio stesso, il Creatore, il Santo, l’Altissimo, l’Eterno. Gli rendono testimonianza le Sante Scritture che lo annunciano dall’antichità (Genesi 3:15). Lo confermano le opere che Egli ha compiute (Giovanni 5:36: 10:37-38), le guarigioni di varie malattie e la resurrezione di morti: la figlia di Iairo (Matteo 9:23-26), il figlio della vedova di Naim (Luca 7:12-16), Lazzaro (Giovanni 11: 41-44). Infine lo attestano la Chiesa delle origini, con i suoi testimoni oculari, i Padri e i tantissimi martiri che offrirono la loro vita nella certezza che come Cristo è risorto dai morti così risorgeranno coloro che appartengono a Lui per la fede (1 Corinzi 15:20-22).

Il Signore Gesù non fu un uomo che al colmo della sua follia volle farsi credere Dio, come tanti imperatori e tiranni del passato, ma è Dio che all’apice della sua misericordia, pietà e amore si è fatto uomo per abitare un tempo fra noi (Giovanni 1:14). Egli ha completato la Rivelazione divina (Giovanni 14:9) con la sua Persona e ha offerto alla sua creatura la soluzione del problema del male e delle conseguenze del peccato, fornendo nella fede in Lui una speranza che dona pace, gioia, certezza, un punto di riferimento sicuro ed eterno.

Cristo crocifisso: chi è? E’ Dio, il Signore e Creatore, che si è abbassato nella nostra umanità, di cui ha condiviso tutto tranne il peccato, per essere crocifisso al nostro posto e pagare il nostro debito davanti alla sua propria giustizia, la giustizia divina.

Credo non sia possibile rimanere indifferenti davanti a Gesù. Non è possibile disinteressarsi di Lui o rimanere neutrali.

L’atteggiamento che assumiamo verso il Cristo crocifisso avrà per noi un valore eterno (Luca 9:26).

Al di là dei vari pensieri religiosi, si impone alla nostra coscienza la doverosa necessità di esaminarci alla luce della Parola di Dio e con il prezioso aiuto dello Spirito Santo, per affidarci completamente a Dio che ci ama, che è venuto sulla terra per noi perché vuole perdonare tutti i nostri peccati e salvarci per l’eternità.

Gesù è il Figlio di Dio crocifisso per me.

“Chi vuole conoscere l’amore, si ritiri sul Calvario e guardi morire l’Uomo dei dolori” (Charles H. Spurgeon)

Carlo Bertinelli

Gennaio 2017

CRISTO CROCIFISSO: PERCHE’?

“Colui che non conobbe peccato, Egli lo fece peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui” (2 Corinzi 5:21)

Attraverso il racconto della crocifissione trasmessoci dai quattro evangelisti, apprendiamo che sulla croce il Signore Gesù pronunciò sette brevi frasi:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” ( Luca 23:34)

“Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca 23:43)

“Donna ecco tuo figlio, ecco tua madre “ (Giovanni 19:26-27)

“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46; Marco 15:34)

“Padre nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Luca 23:46)

“Ho sete” (Giovanni 19:28)

“E’ compiuto!” (Giovanni 19:30)

Dovremmo soffermarci su ciascuna di tali frasi perché ognuna ha un suo particolare messaggio, ma nell’insieme ci fanno capire che il divino crocifisso, anche nel supplizio della croce, non era fisicamente indebolito, sfinito, esausto, ma rimase eretto nella sua persona, capace di gridare e con la testa alta, che chinò solo nel momento in cui cacciò il suo spirito affidandolo nelle mani del Padre (Giovanni 19:30). La sua morte fu volontaria (Giovanni 10:17-18), apparentemente sembrò una sconfitta, ma fu poi seguita dal più grande dei trionfi: la resurrezione.

La frase centrale fra quelle espresse dalla croce (Dio mio, Dio mio…) ha per noi un profondo significato spirituale, ma anche emotivo, sentimentale e commovente. Mette in luce la perfetta umanità di Gesù, che si interrogò non per ricevere una risposta razionale, che conosceva molto bene, ma per invocare come uomo l’aiuto divino indispensabile a sostenere il peso e la condanna del peccato di tutta l’umanità.

La risposta a questa domanda di Gesù, cioè al perché della croce e dell’incarnazione, non era quindi indirizzata a lui, che essendo Dio conosceva il pensiero del Padre, ma deve giungere a noi, che spesso siamo tardi a comprendere e non abbiamo il senso delle cose di Dio (Matteo 16:23). Gesù è stato l’unico uomo nato per morire e nella sua morte è racchiuso il germe della nostra vita (Giovanni 12:24). Tutti noi sappiamo che siamo destinati alla morte, che è la conseguenza del nostro peccato (Romani 6:23). Gesù essendo privo di peccato non avrebbe dovuto morire, ma il pensiero della morte ha costantemente dominato la sua vita ed ha voluto morire per espiare, con la sua vita offerta in sacrificio, il peccato dell’umanità (Romani 8:23).

Attraverso la sua Santa Parola, il Signore ha rinchiuso tutto sotto peccato (Galati 3:22). Ha dichiarato che tutti gli uomini sono peccatori, separati da Lui e di conseguenza eternamente perduti. Il peccato antico, come quello di ogni individuo, consiste nel rifiuto della propria creaturalità, nella pretesa della propria autonomia e indipendenza, così che Dio è messo alla porta della nostra vita. In modo drastico o religiosamente cortese Egli è sempre escluso, anche se qualche volta viene chiamato in causa in modo critico e oltraggioso. Poiché Dio, il Creatore, è colui che conferisce senso, significato e valore a tutto, il peccato, privando l’uomo di Dio, lo ha ridotto a non avere senso, significato, dignità e valore. L’uomo volendo essere tutto, come Dio ha finito per non essere più niente.

Nel suo infinito amore, Dio ha voluto ristabilire la relazione con la propria creatura, ha voluto risollevarla e farla partecipe dei suoi valori. Per raggiungere tale obiettivo era indispensabile togliere il peccato, causa fin dalla sua origine di separazione.

Tutte le persone umane sono nel peccato (1 Re 8:46; Giobbe 15:14; Proverbi 20:9; Ecclesiaste 7:20;

Romani 3:9-19) e nessuno ha la possibilità di emanciparsi o di espiarlo. Era necessario un uomo che fosse perfetto, così Dio è venuto in carne simile alla nostra, è stato tentato come noi e nella sua vittoria ha dimostrato la sua perfezione (Matteo 4: 1-11; Luca 4: 1-13; Ebrei 4:15). Solamente Gesù, Dio incarnato, possedeva la perfezione morale per potersi caricare del peccato di tutta l’umanità, sostituirla davanti alla sua propria giustizia divina ed espiare attraverso la sua morte ogni peccato, tutto il male passato, presente e futuro generato dall’intera umanità. Il nostro testo evidenzia una grande verità. E’ senza dubbio vero che l’Immacolato Gesù, concepito dallo Spirito Santo in Maria vergine, non conobbe né ebbe a che fare con il peccato tanto che si può affermare che: “L’immacolata concezione riguarda il Figlio e non la madre” (Gaston Racine). E’ altrettanto vero che Egli ha portato sul suo corpo tutto il peccato dell’umanità venendo considerato il peccatore per eccellenza. Ma il testo biblico ci dice di più, cioè che Gesù è stato fatto peccato in modo tale che nella sua morte il mio e nostro peccato fosse ucciso con lui, morisse, non esistesse più (Michea 7:18-19) e la giustizia divina fosse imputata a chi crede in Lui. Cristo Crocifisso: perché? – Per offrire all’uomo l’unica possibilità di essere salvato, avendo annullato il peccato, la colpa che ci condannava, che è stata uccisa alla croce ed ora davanti al Signore non esiste più!

“Dio non vuole che io faccia qualcosa, Cristo ha già fatto tutto!” (Charles H. Spurgeon).

Carlo Bertinelli.

CRISTO CROCIFISSO: DOV’E’?

MARCO 16:19

” Il Signore Gesù, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.”

Possiamo predicare Cristo crocifisso senza farne delle lugubri esequie perché il Signore è risorto ed è attualmente vivente (Apocalisse 1:17-18).

Alla croce si è manifestato, in tutta la sua grandezza, l’amore di Dio per le sue creature e per la creazione: il divino Sostituto ha espiato il peccato, la ribellione, l’offesa recata a Dio da tutta l’umanità di ogni tempo; ma alla tomba vuota si è messa in evidenza la perfetta giustizia dl Dio, che non poteva permettere la morte di Colui che non aveva conosciuto per esperienza personale il peccato che è causa di morte.

Sono pochissimi coloro che mettono in dubbio la morte di Gesù, ma non sono pochi quelli che negano la sua resurrezione. Eppure la resurrezione di Cristo è uno dei fatti meglio accertati dalla storia, come possiamo brevemente e semplicemente costatare da alcune realtà.

1) I primi discepoli di Gesù, gli apostoli, furono sconvolti dagli avvenimenti concernenti l’arresto, il processo e la condanna del Signore e possiamo comprenderlo molto bene. Ma notiamo che dopo la resurrezione di Cristo i loro timori e la loro prudenza furono accantonati e divennero coraggiosi, denunciando apertamente il male che era stato commesso (Atti 2:36; 3:14-15; 4:13).

Attraverso la sua resurrezione il Signore Gesù ha trionfato sul peccato e sulla morte. Gesù Cristo non sarebbe il Salvatore se fosse rimasto rinchiuso nella tomba. Egli è morto per l’espiazione dei nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione (Romani 4:25). La resurrezione costituisce per i credenti una garanzia non solo della loro giustificazione, ma anche della loro futura resurrezione (1 Corinzi 15:20-23) e della loro eternità con Gesù (1 Tessalonicesi 4:16-17; 5:10-11).

La croce è un segno della potenza di Dio, della sua sapienza e della sua infinita grazia. La resurrezione di Cristo è l’atto costitutivo di una nuova umanità, discendente non solo da Adamo, anima vivente, ma anche dall’ultimo Adamo che è spirito vivificante (1 Corinzi 15:45). Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo terrestre, così porteremo anche l’immagine dell’uomo celeste (1 Corinzi 15:49). Infatti non dobbiamo dimenticare che il sacrificio di Cristo alla croce non è solo valido per la salvezza eterna di chi crede (questa sarebbe una visione limitata del suo valore) ma ha validità per il restauro universale di tutti i danni provocati dal peccato umano (Romani 8:18-25). Anche per questo il Signore Gesù è artefice di una nuova creazione (Colossesi 1:13-20) ed è ora seduto come Signore, Salvatore, Mediatore alla destra di Dio Padre.

I veri cristiani sono coloro che hanno affidato per un atto di fede la loro vita a Dio tramite Gesù, hanno pace con Dio perché sono stati giustificati dal sacrificio della croce e attendono di poter essere uniti al Signore alla loro resurrezione, mentre vivono sulla terra cercando di onorare Dio con l’ubbidienza, l’adorazione e il servizio.

In Cristo tutti gli uomini risorgeranno (1 Corinzi 15:20-22), tutti incontreranno il Signore Gesù, ma chi non lo saluterà come proprio Signore e Salvatore, lo incontrerà come Giudice.

In questa esistenza è il tempo della salvezza, ora è il momento della decisione perché la nostra vita mortale possa divenire vita eterna. L’unica cosa che Dio richiede è la fede nella persona e nell’opera del Signore Gesù.

Il Signore Gesù non è rimasto in croce, è risorto ed è nel cielo alla destra di Dio.

“Essere con Cristo significa essere nel cielo, essere in cielo significa essere con Cristo!” (Charles H. Spurgeon).

Gennaio 2017

Meditazione dalla trasmissione radiofonica “IL LIBRO DEI LIBRI” di Carlo Bertinelli.